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FORZA, VENITE A FINDHORN! 

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Sulla meravigliosa baia di Moray nella Scozia del Nord, sotto un cielo basso e solcato da nuvole enormi orlate d’argento, circondata da una magica brughiera a perdita d’occhio, sorge la Fondazione Findhorn, un luogo dove da molti anni si lavora per concretizzare l’avvento di una autentica nuova era.

La comunità fu fondata nel 1862 da Eileen, Peter Caddy e  Dorothy Maclean, tre persone  straordinarie che, pur provenendo da situazioni completamente diverse (vi invito a leggere i libri che hanno scritto, ne vale la pena!) si trovarono a vivere in quella zona inospitale e in una condizione di quasi assoluta povertà (i Caddy avevano tre figli) con un magrissimo sussidio di disoccupazione.

Tutti e tre avevano già grandi esperienza nel campo della ricerca spirituale e, in particolare, Eileen poteva ascoltare  la voce del Dio interiore che le dettava dei messaggi a cui dapprima era lei stessa molto restìa a credere.

Peter, per sopperire alla mancanza di cibo, iniziò a progettare un piccolo orto, mentre Dorothy cominciava a comunicare con i “deva” delle piante, quella parte della gerarchia angelica che custodisce il progetto di crescita di ogni singola pianta e guida le energie che le danno  una determinata forma sul piano materiale.

La fede assoluta e incondizionata di Peter sui messaggi che arrivavano a Eileen e Dorothy, lo spinse a lavorare il terreno particolarmente arido e sabbioso, come lui stesso racconta, nient’altro che sabbia e sassi, sassi e sabbia tenuti insieme dalla gramigna.

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Attraverso l’incoraggiamento dei deva, che suggerirono di mescolare alla sabbia una composta costituita da cenere, erba, paglia, uccelli morti che trovavano sulla spiaggia, rifiuti di cucina e letame equino, e il lavoro instancabile di Peter, il giardino cominciò a crescere in maniera incredibile grazie alla collaborazione tra l’uomo e la natura, e a produrre fiori e ortaggi straordinari per bellezza, colore e sapore.

La Voce di Eileen affermava:”Quello che sta succedendo è una cosa completamente nuova, è il modo per creare un nuovo mondo.

Le radiazioni e tutto ciò che Peter sta mettendo nel suolo per nutrirlo stanno trasformando questo luogo in un posto veramente speciale, che avrà una funzione molto importante nel tempo a venire”

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Con il passare del tempo Findhorn si ampliò accogliendo nuove persone attratte dalle notizie degli eventi straordinari che si diffondevano nel mondo e dal modello di vita che veniva proposto. Fu a questo punto che i tre fondatori capirono che far crescere piante meravigliose non bastava ma che era necessario impegnarsi per far crescere spiritualmente gli uomini. Nacquero così i primi seminari e la cosiddetta Settimana di esperienza, nella quale gli ospiti sono stimolati a esplorare i vari dipartimenti della comunità (giardini, orti, homecare, manutenzione e cucina) per imparare i principi dell’ecologia, dello sviluppo sostenibile, della cooperazione armoniosa attraverso condivisioni con gli altri, armonizzazioni, meditazioni e il celebre Gioco della Trasformazione.

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Andare a Findhorn significa impegnarsi a svolgere un forte lavoro su se stessi, sulla base della affermazione di Eileen “Tutti siamo uno, non c’è separazione”, attraverso seminari frutto di una ricerca collettiva e individuale sulla sacralità di ogni aspetto della vita. La fondazione accoglie ogni anno migliaia di visitatori da tutte le parti del mondo ed è possibile scegliere il periodo (minimo una settimana in qualsiasi momento dell’anno)e il tipo di seminario (prevalentemente in inglese, ma in estate qualcuno è in italiano con Franco Santoro, Joshua Nicolosi  Antonio Palmieri) cliccando sul sito della Findhorn foundation.

Vi assicuro che è un’esperienza unica e indimenticabile, un tuffo in un tempo dilatato e avvolgente, immersi in un paesaggio di luce che ti inebria, nel sorriso della gente che ti fa sentire speciale, nel calore dei focalizzatori che ti spingono ad aprire il cuore.  E’ quella la tua patria, la tua casa, il luogo interiore da cui sei partito e dove necessariamente tornerai per restare.

I focalizzatori del nostro gruppo nella mia prima “Settimana di esperienza” erano Joshua Nicolosi e Franco Santoro, vale a dire il top del top. Erano (e sono) previste varie attività:

1- Lavoro nei vari dipartimenti. A me toccò per sorteggio la cucina, dove imparai moltissime regole per la sicurezza, lo smaltimento dei rifiuti, la raccolta del materiale per la composta, la pulizia dei vegetali con il minimo spreco ma, soprattutto, l’attunement, condivisione dello stato d’animo e armonizzazione prima e dopo il lavoro, che permetteva di rilasciare le emozioni negative  per poi  lavorare in completa armonia con il gruppo.

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2- Giochi di trasformazione e giochi planetari. Con l’aiuto dei focalizzatori questi giochi simbolici ricreavano in miniatura il rapporto con il sé e con il mondo circostante, introducendo a una migliore comprensione della propria vita e del rapporto con gli altri.

3- Una gita al fiume Findhorn, un magico luogo di suono e movimento, per ascoltare la Natura. Nel tragitto in pullman Franco Santoro mi raccontò la storia della sua vita, le difficoltà che incontrò da bambino a condividere con gli altri il suo straordinario mondo spirituale. Ne fui affascinata, mi sembrò gigantesco, una creatura celestiale.

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4- Conferenze serali con membri della comunità. Un’occasione speciale per entrare in contatto con persone ed esperienze inusuali.

 

5- Le danze sacre. Pochi passi per raccontare il ciclo delle stagioni, il tempo della vita, le tradizioni di tutto il mondo, l’amore, la fratellanza, la spinta verso l’assoluto.

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Mentre i giorni passavano mi trovavo sempre più spesso a fare i conti con emozioni indicibili, sensazioni intense e mai provate. La mattina mi svegliavo per correre al Santuario, dove alle 6.30 Elileen si recava per meditare. Io non riuscivo affatto a meditare, ma mi sedevo in un punto strategico per osservarla con adorazione. Al suono della campana tibetana lei chiudeva gli occhi, sorrideva e reclinava leggermente il capo con una espressione estatica.  Credevo che non si fosse mai accorta di me, ma una mattina, appena entrata, mi sorprese aprendo le braccia per accogliermi con un bacio.

Quella settimana il nostro gruppo potè incontrarla: era una bellissima, dolce ed elegante signora di 80 anni.

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Rispose alle nostre domande un po’ timide, raccontò del suo rapporto con Peter e ci spiegò in che consiste l’amore incondizionato.

Queste sono le domande che ci fece:

  1. Puoi essere te stesso in ogni momento e permettere agli altri di essere se stessi, senza giudicare, criticare o condannare?
  2. Puoi amare e amare e continuare ad amare qualcuno senza chiedergli qualcosa in cambio?
  3. Puoi amare qualcuno con la stessa profondità e con la stessa intensità sia che siate insieme o separati?
  4. Puoi continuare ad amare qualcuno quando non approvi o non ti piace qualcosa che questa persona ha detto o fatto?
  5. Puoi amare qualcuno così tanto da essere disposto a lasciarlo andare perché così facendo questi possa crescere e maturare?
  6. Puoi amare qualcuno abbastanza da smettere di aiutarlo perché sai che se continui ad aiutarlo impedisci la sua crescita e la sua evoluzione?
  7. Puoi amare qualcuno abbastanza da vedere quella persona lasciarti per qualcun altro e non provare amarezza, risentimento e gelosia?

Ho scoperto, ci disse Eileen, che una delle prime cose da fare per  riuscire ad amare incondizionatamente è imparare ad amare se stessi, cioè il Dio interiore. Scoprirete, aggiunse, che quando incomincerete ad amare il Dio interiore vedrete Dio anche in tutti gli altri e quindi incomincerete veramente ad amare.

Per motivi di lavoro posso recarmi a Findhorn una volta all’anno in estate, per il resto dei mesi ne vivo la nostalgia, rievoco ogni sassolino colorato della baia, ogni nuovo amico, ogni risata, ogni estasi.

 

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Al centro di Findhorn c’è un Santuario di forma circolare, con sedie di velluto giallo oro disposte in cerchio e al centro una candelina bianca sommersa dai fiori. Durante il giorno il santuario è spesso pieno di persone che meditano, ma la sera non c’è quasi mai nessuno. Si entra, si accende la candela, si ascoltano le tortore sul tetto parlare d’amore e ci si arrende al silenzio interiore, alla pace profonda, alle lacrime di gioia, alla fede assoluta, all’osservazione silenziosa e stupita della sacra, insondabile, sconvolgente bellezza della vita.

PAOLA

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Se volete fare questa esperienza scrivetemi e vi dirò a chi potete rivolgervi per rendere il viaggio più agevole e il soggiorno perfetto. Oppure cliccate sul sito della Findhorn foundation e guardate il bellissimo video.  Vi aspetto…